Ho conosciuto Italo, tramite amicizie comuni, alcuni anni fa, proprio agli inizi del suo cammino nel fashion system, aveva infatti terminato i suoi studi allo Ied di Roma e stava approcciandosi al mondo della couture come freelance, creando il marchio Italo Marseglia nel 2014. Della sua storia, Italo è nato nel 1990 a Vairano Patenora, nel sud Italia, mi ha colpito come frequentando il liceo Scientifico si sia avvicinato alla matematica, alla logica, che con il rigore e una chiara passione per i grandi della moda del passato sono diventati i capisaldi del suo lavoro. Marseglia è un timido, ma si coglie il fuoco sotto la cenere, una passionalità e un temperamento ben poco algido, che arricchisce le sue proposte di personalità. In ogni creazione demi-couture del giovane stilista è palese l’attenzione meticolosa ai dettagli e la ricerca per ottenere capi ben progettati e strutturati in ogni loro aspetto.
Ho raggiunto Italo perché ero curioso di sapere come stavo continuando il percorso dopo una magnifica tappa durante AltaRoma dello scorso giugno, alla quale ero stato con piacere spettatore . In questa intervista ritorniamo su quel progetto, ma ne sveliamo altri, in particolare uno che sta molto a cuore al designer, raccontato qui in anteprima. Eccovi la nostra chiacchierata.

Ci racconti della tua ultima partecipazione ad AltaRoma? Cosa è andato in passerella e come è nata l’idea?
L’edizione di Luglio 2018 di Altaroma per me è stata più che entusiasmante. Ho vissuto la chermes capitolina impegnato in due diversi eventi: “Showcase” dove ho esposto la mia collezione primavera/estate 2018 a Buyers e stampa e una performance sperimentale “Anna Cappelli adora i Baustelle” con cui ho presentato una capsule di camicie bianche.
È stato un progetto nato a quattro mani con il regista Rossano Giuppa, dalla volontà di evidenziare il legame che si può creare fra moda, musica e teatro. Certamente una presentazione non convenzionale per una collezione! Sin dagli esordi del mio brand sul mercato internazionale, la camicia si è rivelato un best-seller. I buyer erano colpiti dalla qualità delle finiture e delle materie utilizzate. Scelgo in maniera certosina sia i cotoni – esclusivamente italiani e con grammature superiori al comune – adoperati per la confezione, sia gli accessori da adoperare ed ancora più selettivo riesco ad essere sulla façon. Nel rispetto della tradizione sartoriale partenopea, infatti, ho la fortuna di collaborare con laboratori d’eccellenza specializzati nella confezione esclusiva della camicia. Tutto questo viene celebrato nella performance dove, partendo dal copione del drammaturgo napoletano Annibale Ruccello ho immaginato una serie di camicie bianche ispirate alla camicia di forza che è eco e previsione dell’amaro epiteto cui giunge la protagonista del dramma, impersonata in passerella da Bianca Nappi.
Ero preoccupato di come le persone intervenute avrebbero reagito di fronte ad una piece teatrale – quando ci si aspetta solitamente una sfilata – ma l’azzardo è stato premiato! In sala c’era silenzio assoluto, attenzione sulla protagonista e sulla narrazione e anche commozione ed entusiasmo sul finale.

Mi parli di quest’ultimo progetto? Come è nato e cosa si prefigge?
La nuova collezione (fall/winter 2018/2019) è una sfida su più fronti per me. È cominciata con lo studio dei macrotrend presenti nel settore moda in questi anni e l’individuazione, quindi, della sustainable fashion. La vera sfida da cogliere per il mio brand era individuare in che modo sposare questa causa attingendo a odierne tecniche di produzione conservando l’heritage che la nostra tradizione ci lascia.
Ho cercato di individuare come, con sguardo rivolto al futuro, possiamo riuscire ad abbracciare le tecniche manifatturiere che ci rendono unici recuperando materiali di scarto e trasformandoli in qualcosa di desiderabile e prezioso. Così, dopo attenta riflessione, ho scelto di dare nuova vita ad elementi di recupero ottenuti da materie prime preziose. Da qui l’idea di un lavoro creativo sostenibile sul pizzo. Materiale di pregio da sempre in uso nelle collezioni d’alta moda che, con la sua fragilità e leggerezza, si presta ad essere plasmato da mani sapienti e delicate.
Ho ottenuto l’appoggio straordinario della maison di dentelles Sophie Hallette che mi concederà di lavorare con le tirelle delle loro passate collezioni per ottenere un tessuto composito con margini ben visibili di termosaldature che verranno effettuate grazie alla collaborazione straordinaria con l’azienda Dyloan Bond Factory (leader nel settore del termosaldato).

L’idea dietro al progetto quindi è quella del ri-uso?
Andrò a recuperare materiali di pregio ormai destinatati al macero, perché appartenenti a collezioni troppo vecchie o perché fatti con macchinari non più in uso, per vedere chantilly, rebrodet, reti, velette e altri tipi di leggeri unirsi andando a formare un reticolato tenuto insieme da margini ben visibili di termosaldatura. Creando così un effetto a metà tra il quadrettato ed il tartan con chiaro rimando patchwork. Un progetto realizzato non solo rispetto per il pianeta con il recupero di materiale “di scarto” – e perciò sostenibile – ma anche etico perché realizzato nel rispetto dei lavoratori coinvolti. Ci avvarremmo, infatti, di mani sapienti ed esperte in ogni step di questo progetto seguendo una rigorosa ricerca di eccellenze: dal produttore alla façon. Ogni pezzo sarà unico e non riproducibile perché le tirelle sono pezzi unici ed ogni pannello che Dyloan andrà a realizzare avrà una configurazione di colori e disegni non più riproducibile.
Il concetto di rinascita e riciclo viene applicato a tutta la collezione ed anche ai temi più controversi. Addirittura, presenterò delle pellicce prodotte utilizzando gli scarti provenienti dalla lavorazione dell’industria conciaria. Tutto il materiale destinato al macero verrà reinterpretato con grande lavoro artigianale per dare nuova interpretazione al pelo.
Stesso processo avverrà con gli accessori per i quali verranno recuperati parti non nobili e solitamente scartate dei coccodrilli.
Utilizzando questo nuovo materiale andrò a produrre la mia nuova collezione che presenterò durante la prossima edizione di AltaRoma a Gennaio 2019.

Italo Marseglia e la sua demi-couture made in Italy si evolvono e ora sposano un progetto di ri-uso, recupero e termosaldatura.

Progetti per il futuro?
Progetti in cantiere per il prossimo futuro sono diversi e numerosi fortunatamente! Gennaio 2019 sarà il mese di presentazione di questo nuovo progetto di collezione che sto seguendo dal tessuto alla confezione; con l’aiuto del mio amico regista Rossano Giuppa ci prefiggiamo una nuova presentazione fuori dagli schemi canonici e che confermi il valore culturale della moda! Stiamo lavorando su un onirico viaggio dalla tragedia di Euripide alla poesia simbolista russa per elogiare la resilienza tutta al femminile.
Nei mesi successivi, porterò avanti un progetto con Londra e a Roma nascerà la prima struttura ricettiva con design interamente curato da Italo Marseglia. Grazie al progetto di co-branding messo a punto con gli imprenditori capitolini Alberto Levi e Martina Petrungaro, nella cornice del portico d’Ottavia, in pieno centro storico, curerò lo stile di un suggestivo *hôtel particulière* con 4 suites tutte rispettose dello stile del mio brand. Per l’occasione, verrà prodotta una piccola collezione di oggetti di arredo e accessori come shopper, cases e tessili per la casa e la persona.
Marzo 2019, poi, mi vedrà impegnato in Giappone dove, in occasione della mostra “Giapponizzati” (curata da Stefano Dominella) all’Istituto di cultura Italiana, mostrerò alcune delle mie nuove creazioni. Contestualmente, in alcuni dei multi brand di Tokyo dove sono in vendita le mie creazioni avremo dei trunk-show ed eventi.
La mia realtà è giovane e dinamica, pronta a sviluppare con spirito creativo nuove esperienze e nuovi mercati. Ma ogni scelta imprenditoriale continuerà a puntare su quei valori strategici che hanno reso grande il made in italy: ricerca e innovazione, tradizione e artigianalità.

Sogni invece?
Un mio sogno per il futuro è arrivare alla direzione creativa di una grande maison. Sono sempre alla ricerca di nuove sfide creative e lavorative e, ad oggi, sento di aver maturato le capacità trasversali e tecniche per far fronte ad un compito così ambizioso. Mi piacerebbe riuscire ad entrare in un baluardo della moda italiana come Capucci.
Altro sogno, ahimè poco realizzabile, è una lunga vacanza in Nord Europa!